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venerdì 5 aprile 2013
Educ-Arte Infinito con Aras Luz: "CREARE" LA NOSTRA REALTA'
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martedì 26 marzo 2013
6. ELEMENTI DELL'ARTE RACCONTATI AI BAMBINI; CHAGALL E I COLORI DELL'ANIMA
Non tanto punto fa, c'era una donna seduta in una caverna con intorno tanti bambini.
Un giorno le regalarono un nome, così finalmente nel suo pianeta conobbero la esistenza della grande Acchiappaforme.
E meno male che gli avevano fatto questo regalo, poichè era lì da tanto tempo, forse da sempre, e visto che la morte sembrava averla dimenticata, anche lei a sua volta si era dimenticata del suo vero nome.
Intorno a un fuoco, Acchiappaforme cominciò il suo primo racconto, e siccome doveva scoprire tanti tesori decise di cominciare da un segreto che non voleva più tenere nascosto.
Intorno a un fuoco i bambini aspettavano impazienti.
Acchiappaforme cominciò finalmente a parlare.
"Un lontano giorno, Qualcun@ mi disse;” noi siamo caverne da esplorare”.
All'inizio non capii, voi avresti capito?
Il giorno dopo, Qualcun@ mi disse: “Le caverne nascondono dei tesori”
Il giorno seguente ancora mi rivelò; “ I tesori più belli non si vedono con gli occhi”. Poi Qualcun@ sparì per sempre."
Ero dentro a questa grotta, avevo sete e sentivo lontano un tenue profumo di bagnato che veniva da una cavità molto scura; avevo paura, ma anche tanta sete. Il profumo mi guidò verso il suono tenue di una melodia che assomigliava alle tempeste di pioggia, ma in constante serenità. Ora seguitemi!
Un'altra fiaba e tanta emozione....
Siamo dentro a una grotta evocando profumi primitivi e suoni musicali che ricordano il battito di un cuore. La esperienza sensoriale ci trasporta in un luogo di scura serenità dove tutti siamo già stati.
I colori arriveranno dopo, quando la luce appare e la quiete si trasforma in una cascata che ci trascina irrimediabilmente verso il viaggio della vita.
Acchiappaforme prosegue il suo racconto;
“Un tempo tutte le persone erano divine, brillavano con luce propria illuminando un mondo fatto di colore.
Purtroppo, non riuscirono a comprendere questa luce come un dono, e cominciarono a sbagliare.”
Un giorno arrivò Qualcun@, vi ricordate? Capì subito che sulla terra non andava per niente bene, e decise di togliere alle persone il potere di luce. Così prese la sua decisione:
“nasconderò il potere divino nell'Io più profondo delle persone, dentro il loro cuore, l'unico posto dove tanti di loro non cercheranno mai fino alla fine dei tempi”
E così fu fatto.
Un giorno le regalarono un nome, così finalmente nel suo pianeta conobbero la esistenza della grande Acchiappaforme.
E meno male che gli avevano fatto questo regalo, poichè era lì da tanto tempo, forse da sempre, e visto che la morte sembrava averla dimenticata, anche lei a sua volta si era dimenticata del suo vero nome.
Intorno a un fuoco, Acchiappaforme cominciò il suo primo racconto, e siccome doveva scoprire tanti tesori decise di cominciare da un segreto che non voleva più tenere nascosto.
Intorno a un fuoco i bambini aspettavano impazienti.
Acchiappaforme cominciò finalmente a parlare.
"Un lontano giorno, Qualcun@ mi disse;” noi siamo caverne da esplorare”.
All'inizio non capii, voi avresti capito?
Il giorno dopo, Qualcun@ mi disse: “Le caverne nascondono dei tesori”
Il giorno seguente ancora mi rivelò; “ I tesori più belli non si vedono con gli occhi”. Poi Qualcun@ sparì per sempre."
Ero dentro a questa grotta, avevo sete e sentivo lontano un tenue profumo di bagnato che veniva da una cavità molto scura; avevo paura, ma anche tanta sete. Il profumo mi guidò verso il suono tenue di una melodia che assomigliava alle tempeste di pioggia, ma in constante serenità. Ora seguitemi!
Un'altra fiaba e tanta emozione....
Siamo dentro a una grotta evocando profumi primitivi e suoni musicali che ricordano il battito di un cuore. La esperienza sensoriale ci trasporta in un luogo di scura serenità dove tutti siamo già stati.
I colori arriveranno dopo, quando la luce appare e la quiete si trasforma in una cascata che ci trascina irrimediabilmente verso il viaggio della vita.
Acchiappaforme prosegue il suo racconto;
“Un tempo tutte le persone erano divine, brillavano con luce propria illuminando un mondo fatto di colore.
Purtroppo, non riuscirono a comprendere questa luce come un dono, e cominciarono a sbagliare.”
Un giorno arrivò Qualcun@, vi ricordate? Capì subito che sulla terra non andava per niente bene, e decise di togliere alle persone il potere di luce. Così prese la sua decisione:
“nasconderò il potere divino nell'Io più profondo delle persone, dentro il loro cuore, l'unico posto dove tanti di loro non cercheranno mai fino alla fine dei tempi”
E così fu fatto.
Ho scelto in questa fase del racconto sugli elementi dell'arte in cui introduciamo il colore, un pittore magico: Chagall.
Lui rappresenta un passo intermedio fra Il Verbo e l'immagine attraverso la pittura. Per Chagall, la pittura si deve trasformare in una forma di poesia, per riuscire ad arrivare alla somiglianza occulta fra gli esseri viventi e le cose che Dio stabilì all'origine della Creazione.
L'aspirazione di Chagall fu quella di trasformare la sua pittura in una manifestazione poetica, dove ricercare la divinità avvolgendola in immagini, insinuandola in presenze quasi invisibili per evocare la sua esistenza in tutte le forme della creazione, della realtà tangibile.
Così anche noi, Piccoli artisti anonimi cominciamo a capire un nuovo modo di guardare il mondo, quello che portiamo dentro e che ci definisce come persone. Guardiamo a occhi chiusi, guardiamoci dentro, poi guardiamo tanti quadri di Chagall, con immagini piene di colore e di poesia, e infine...
andiamo a dipingere!!!
Lui rappresenta un passo intermedio fra Il Verbo e l'immagine attraverso la pittura. Per Chagall, la pittura si deve trasformare in una forma di poesia, per riuscire ad arrivare alla somiglianza occulta fra gli esseri viventi e le cose che Dio stabilì all'origine della Creazione.
L'aspirazione di Chagall fu quella di trasformare la sua pittura in una manifestazione poetica, dove ricercare la divinità avvolgendola in immagini, insinuandola in presenze quasi invisibili per evocare la sua esistenza in tutte le forme della creazione, della realtà tangibile.
Così anche noi, Piccoli artisti anonimi cominciamo a capire un nuovo modo di guardare il mondo, quello che portiamo dentro e che ci definisce come persone. Guardiamo a occhi chiusi, guardiamoci dentro, poi guardiamo tanti quadri di Chagall, con immagini piene di colore e di poesia, e infine...
andiamo a dipingere!!!
mercoledì 13 marzo 2013
Educ-Arte Infinito con Aras Luz: 5-ELEMENTI DELL'ARTE RACCONTATI AI BAMBINI;ACCHIAP...
Educ-Arte Infinito con Aras Luz: 5-ELEMENTI DELL'ARTE RACCONTATI AI BAMBINI;ACCHIAP...: 5- Elementi dell'arte raccontati ai bambini; acchiappando sagome! C'era una volta una principessa di un lont...
5-ELEMENTI DELL'ARTE RACCONTATI AI BAMBINI;ACCHIAPPANDO SAGOME!
5- Elementi dell'arte raccontati ai bambini;
acchiappando sagome!
C'era una volta una principessa di un lontano pianeta.
Era una principessa come tante, giocava tutto il giorno, andava a scuola, faceva i compiti, adorava mangiare frutta e verdura.... Beh, forse non era proprio così, è vero che non essendo la terra il suo pianeta , era un po'... “extraterrestre”, ma comunque rimaneva pur sempre una bambina... Diciamo che in realtà quello che gli piaceva più di tutto, tuttissimo, era giocare con la linea.
In effetti viveva nel “Pianeta della Linea”.
Tutti gli abitanti di questo pianeta erano invitati fin da piccolissimi a giocare con la linea, dal giorno in cui una persona aveva scoperto per caso che tracciando si poteva inventare un mondo migliore. Un giorno la principessa si ammalò, cominciò a scomparire e nessuno capiva il suo male...
In effetti viveva nel “Pianeta della Linea”.
Tutti gli abitanti di questo pianeta erano invitati fin da piccolissimi a giocare con la linea, dal giorno in cui una persona aveva scoperto per caso che tracciando si poteva inventare un mondo migliore. Un giorno la principessa si ammalò, cominciò a scomparire e nessuno capiva il suo male...
Così fra tante avventure gli abitanti del Pianeta della Linea trovano il personaggio inquietante e misterioso che riesce a recuperare la sagoma della principessa; la grande Acchiappaforme.
E' arrivato il momento di chiudere la linea, è naturale che dopo tanti grovigli alla fine i due estremi s'incontrino e creino tante forme diverse. I bambini se ne sono accorti e provano il desiderio di plasmare nei loro fogli qualcosa che ricordi il mondo vero che li circonda.
In questa fase del corso dovevo trovare il modo di spiegare le sagome ai bambini senza cadere nei soliti stereotipi che riempiono i libri illustrati “per bambini”. Tante volte questi disegni danno una visione delle cose molto lontana della realtà, in molti casi finiscono per imporsi come modelli che impediscono ai bambini di creare le loro proprie immagini; in definitiva diventano un ostacolo nel momento di dover interpretare il mondo intorno a loro.
E' da sempre un mio punto fermo il fatto di evitare i soliti quaderni con disegni da colorare; rubano in partenza qualsiasi capacità espressiva, limitano e condizionano la capacità di osservare, creano una memoria gestuale rigida che inquinerà in futuro qualsiasi tentativo di ricreare immagini reali attraverso la pittura.
Per tutti questi motivi, spiegare le forme attraverso sagome piatte non doveva prevedere il concetto di riempimento.
Così ho fatto una bellissima scoperta;
Lotte Reiniger: http://www.viewfest.it/tributo-a-lotte-reiniger
Ho illustrato la prima fiaba dedicata ad Acchiappaforme con immagini dei film di questa artista, per dopo invitare i bambini a ritagliare delle sagome da inserire in uno scenario dipinto da loro.
Potevano somigliare a qualche oggetto come no, l'importante era arrivare alla consapevolezza di un mondo pieno di forme da “acchiappare”!
mercoledì 27 febbraio 2013
"CREARE" LA NOSTRA REALTA'
"CREARE" LA NOSTRA REALTA'
La proposta per i corsi di pittura ad olio è stata molto meditata.
Non sapevo chi erano le persone che avrebbero partecipato al corso e per questo motivo ho dovuto studiare il modo di offrire qualcosa di diverso a quelli che avevano già frequentato le edizioni anteriori e allo stesso tempo qualcosa di utile per quelli che affrontavano un primo approccio a questa tecnica.
In questo post vorrei comunicare le motivazioni della mia scelta, così da cominciare a spiegare il metodo che insegno con una serie di post successivi che daranno una visione dell'intenzione ultima.
I due oggetti proposti sono antagonisti fra di loro: una bottiglia trasparente ha lo scopo di trasmettere leggerezza e in un certo modo trascendenza, mentre la brocca nera dà un senso di solennità, attira l'attenzione quasi a voler sfidare la nostra tolleranza verso il lato cupo della vita. Dalla brocca sorge un fiore bianco come segno di rivincita, di speranza.
Il cromatismo fondamentale di questa proposta viene dato dallo sfondo verde in contrapposizione al piano d'appoggio, un tavolo rosso coperto da un panno bianco, e a due piccoli vasetti situati alla base, uno rosso e uno trasparente ma pieno di petali rossi.
I due colori fondamentali sono complementari fra di loro così da creare un effetto cromatico altamente contrastato.
La
mia pretesa va sempre oltre al semplice insegnamento di una tecnica, nell'intento di compromettere la certezza della realtà che percepiamo ogni
giorno.
La sfida è quella d'interpretare una realtà tangibile, niente lamine o fotografie dove è già tutto risolto, noi ci confrontiamo con oggetti veri, circondati d'aria, che interagiscono fra di loro contagiando in uno scambio continuo di vibrazioni l'essenza della propria materia. Quella materia che partecipa del tutto e che è allo stesso tempo unica, diversa, che un artista deve poter catturare in una tela in modo di renderle onore.
Il primo impatto delle persone che arrivano nell'aula è di soggezione, di dubbio, di quella forte sensazione, quasi impotenza, che ci accompagna quando crediamo di non riuscire in una impresa.
Il mio primo compito è quello di rassicurare, incoraggiare e far ritrovare la fiducia; siamo in questo posto, in questo momento e va tutto bene. Confesso che le prima lezione quasi vengo anche io contagiata da questo dubbio, dopotutto è una sfida anche per me...
Ma la mia pretesa va ancora oltre, osservo ogni persona e capisco che ognuno è arrivato da me con una speranza, con un desiderio, con un bisogno, e non voglio deluderli.
Tento di capire in sintesi due tendenze nelle loro personalità; la tendenza a essere motivati dal colore, e quella ad essere motivati dalla forma.
I primi hanno un approccio molto più fresco con la pittura, e una volta superato l'ostacolo della impostazione del disegno si lanciano nel colore esplorando le emozioni e trasportati da una serie d'impulsi primitivi che trascura la forma e la trasforma.
I secondi non perdono mai il controllo nelle prime fasi, pennellate lunghe, sicure e forma decise tradotte in emozioni misurate che però vanno scosse...
L'arte come espressione delle nostre emozioni più intime, che non possiamo lasciare trasparire nella pittura se non con una accurata conoscenza della tecnica, è la mia più elevata aspirazione.
Vorrei fare un invito a riprendere il linguaggio antico della pittura ad olio, perché nella corsa all'originalità e al successo è stata trascurata e maltrattata. Come può uno scrittore fare un romanzo senza sapere la grammatica? Come può qualcuno pretendere di chiamarsi pittore se non sa come si prende un pennello?
Si può essere artista senza dipingere, ci sono tanti tipi di Arte, ma non si può' essere un “pittore” se non s'impara a dipingere. Si possono sperimentare tante sensazioni con i tubetti d'olio senza aver mai sentito la teoria dei colori, ma, se vogliamo fare Arte, arriva il momento in cui sentiamo il bisogno di esprimere qualcosa legato al nostro lato più intimo, al nostro “profondo”. Per esprimerlo in libertà non possiamo ignorare il mezzo che abbiamo scelto, la pittura, con le sue regole; abbiamo bisogno della capacità di esecuzione tecnica, della “forma”.
L'opera d'arte come forma e fondo è la finestra che si apre per mostrare l'ideologia dell'artista grazie alla sua capacità di esecuzione tecnica.


Questa è l'unica via per trasformarci in artisti, in poderosi comunicatori d'idee attraverso l'immagine, ricordando sempre che l'abilità tecnica può diventare trascendente solo se si mette in moto la creatività.
Noi siamo qui per questo, il modo in cui analizziamo questi oggetti per privarli della loro banalità dentro a quest'aula sarà il nuovo modo in cui la mattina dopo scopriremo il mondo, pieno di sfumature , di contrasti, di fondo, di forma e di tanto colore... anche là dove sembra che non ci sia!. Siamo qui per "creare" una realtà diversa.
La sfida è quella d'interpretare una realtà tangibile, niente lamine o fotografie dove è già tutto risolto, noi ci confrontiamo con oggetti veri, circondati d'aria, che interagiscono fra di loro contagiando in uno scambio continuo di vibrazioni l'essenza della propria materia. Quella materia che partecipa del tutto e che è allo stesso tempo unica, diversa, che un artista deve poter catturare in una tela in modo di renderle onore.
Il primo impatto delle persone che arrivano nell'aula è di soggezione, di dubbio, di quella forte sensazione, quasi impotenza, che ci accompagna quando crediamo di non riuscire in una impresa.
Il mio primo compito è quello di rassicurare, incoraggiare e far ritrovare la fiducia; siamo in questo posto, in questo momento e va tutto bene. Confesso che le prima lezione quasi vengo anche io contagiata da questo dubbio, dopotutto è una sfida anche per me...
Ma la mia pretesa va ancora oltre, osservo ogni persona e capisco che ognuno è arrivato da me con una speranza, con un desiderio, con un bisogno, e non voglio deluderli.
Tento di capire in sintesi due tendenze nelle loro personalità; la tendenza a essere motivati dal colore, e quella ad essere motivati dalla forma.
I primi hanno un approccio molto più fresco con la pittura, e una volta superato l'ostacolo della impostazione del disegno si lanciano nel colore esplorando le emozioni e trasportati da una serie d'impulsi primitivi che trascura la forma e la trasforma.
I secondi non perdono mai il controllo nelle prime fasi, pennellate lunghe, sicure e forma decise tradotte in emozioni misurate che però vanno scosse...
L'arte come espressione delle nostre emozioni più intime, che non possiamo lasciare trasparire nella pittura se non con una accurata conoscenza della tecnica, è la mia più elevata aspirazione.
Vorrei fare un invito a riprendere il linguaggio antico della pittura ad olio, perché nella corsa all'originalità e al successo è stata trascurata e maltrattata. Come può uno scrittore fare un romanzo senza sapere la grammatica? Come può qualcuno pretendere di chiamarsi pittore se non sa come si prende un pennello?
Si può essere artista senza dipingere, ci sono tanti tipi di Arte, ma non si può' essere un “pittore” se non s'impara a dipingere. Si possono sperimentare tante sensazioni con i tubetti d'olio senza aver mai sentito la teoria dei colori, ma, se vogliamo fare Arte, arriva il momento in cui sentiamo il bisogno di esprimere qualcosa legato al nostro lato più intimo, al nostro “profondo”. Per esprimerlo in libertà non possiamo ignorare il mezzo che abbiamo scelto, la pittura, con le sue regole; abbiamo bisogno della capacità di esecuzione tecnica, della “forma”.
L'opera d'arte come forma e fondo è la finestra che si apre per mostrare l'ideologia dell'artista grazie alla sua capacità di esecuzione tecnica.
Questa è l'unica via per trasformarci in artisti, in poderosi comunicatori d'idee attraverso l'immagine, ricordando sempre che l'abilità tecnica può diventare trascendente solo se si mette in moto la creatività.
Noi siamo qui per questo, il modo in cui analizziamo questi oggetti per privarli della loro banalità dentro a quest'aula sarà il nuovo modo in cui la mattina dopo scopriremo il mondo, pieno di sfumature , di contrasti, di fondo, di forma e di tanto colore... anche là dove sembra che non ci sia!. Siamo qui per "creare" una realtà diversa.
Ecco i risultati
lunedì 25 febbraio 2013
DIPINGERE IN POSITIVO!
DIPINGERE IN POSITIVO!
Sabato mattina è un giorno importante, dopo una settimana di impegni e tante ore passate fra i banchi di scuola arriva il momento di giocare con i colori.
A volte è difficile rompere una dinamica instaurata nel profondo fatta di ascolto, silenzio, immobilità e svolgimento di compiti,
senza tanti spazi ai dubbi, alle domande... alla curiosità.
Ma la settimana è passata e ce la siamo cavata più o meno bene, grazie ai
tanti bravi e pazienti maestri che riescono a tenere il ritmo con questo
sistema che lascia molto a desiderare.
Oggi è sabato mattina, e noi “ Piccoli artisti anonimi” rompiamo il ritmo per un paio d'ore, non chiediamo di più, sogniamo, poi torniamo a regime.
Beh, devo raccontare una storia che parla di un certo bambino “artista anonimo” arrivato da me sabato scorso.
Di solito propongo delle presentazioni al computer e racconto fiabe o storie che talvolta parlano d'arte, ma sempre di emozioni. L'altro giorno volevo far capire ai bambini un modo diverso di concepire lo spazio interno del dipinto. Visto che tutti hanno impiegato le mani in qualche momento del loro percorso mi piaceva esplorare la fantastica scoperta dei nostri antenati che dipinsero le loro mani in positivo e in negativo, loro però lo fecero nelle caverne...( http://it.wikipedia.org/wiki/Cueva_de_las_Manos ).
Per me era la scusa giusta per cominciare a introdurre nuovi modi di sperimentare con le immagini e rompere la solita disposizione degli elementi uno accanto all'altro.
La proposta era di dividere un foglio a metà e fare due disegni simili.
Da una parte si doveva dipingere dentro il disegno mentre nell'altra parte del foglio si doveva dipingere fuori dal disegno.
Avranno capito?
Alcuni non tanto , semplicemente non era il momento, altri... anche troppo!
Alcuni hanno fatto diverse prove, altri hanno saltato l'esercizio seguendo il loro bisogno di dipingere senza pensieri, giusto così!!!!.
E ora arriviamo al mio “ artista anonimo” che ha passato quasi un'ora completamente assorto nel suo “compito” di svolgere l'esercizio.
Lo vedevo talmente concentrato che mi avvicinavo solo per incoraggiarlo, e lui, poverino insisteva nella sua impresa.
Dopo un po' mi è venuto un dubbio, mi sono avvicinata e gli ho chiesto, ma ti diverti?
Uno sguardo timido accompagnato da un deciso no, mi ha fatto cascare dalle nuvole. Non era concentrazione, lui era ancora immerso nel ritmo settimanale, pensava di doverlo fare e basta.
Scusa, “piccolo artista” non succederà più.
Ho subito levato il suo foglio e gliene ho dato uno nuovo.
Il prossimo giorno bisognerà proprio lavorare sodo, il mio “compito” sarà quello di farti divertire proprio tanto, e ti prometto che mi concentrerò moltissimo per riuscirci!!!!!
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